Accendi la mente del tuo bambino – parte 1

Dal libro ‘Light up your child’s mind’- ‘Accendi la mente del tuo bambino’ di Joseph Renzulli e Sally Reis con Andrea Thompson

CREATIVITA’ SOCIALMENTE COSTRUTTIVA: CAMBIARE IL MONDO (ALMENO UN PO’)

Melanie era una ragazzina timida, tranquilla conosciuta per la sua gentilezza. In quinta elementare, ogni mattina, osservava dal finestrino dello scuola bus, l’autista che si fermava per prendere un ragazzino minuto dall’aspetto un po’ trasandato. Sua madre doveva incoraggiarlo a salire e quando neanche questo funzionava, lo spingeva affettuosamente.

Dopo qualche settimana, l’interesse di Melanie crebbe sempre di più per questo ragazzino con gli occhiali spessi, con grosse lacrime che generalmente rigavano il suo volto. Dopo qualche domanda Melanie seppe che frequentava la seconda elementare, il suo nome era Tony, ed era ipovedente.

La bambina cominciò a raccontare di Tony alla mamma che, la incoraggiò a sedere davanti sull’autobus con lui e a parlargli. Il giorno dopo seguì il consiglio della madre e chiese al bambino perché stava piangendo.

“Odio la scuola – disse Tony sommessamente – “Bè, a molti di noi non piace assolutamente andare a scuola,” disse Melanie, “ma nessuno di noi piange mentre sale sull’autobus.” Tony spiegò che i bambini lo prendevano in giro per via dei suoi occhiali; qualche volta lo facevano inciampare mentre entrava nell’edificio scolastico; gli venivano dati libri fatti apposta per lui con le lettere stampate con caratteri grandi per le materie scolastiche, ma non riusciva a trovare nella biblioteca della scuola qualcosa che potesse leggere per puro divertimento. “Quando tutti vanno in biblioteca, devo far finta di leggere perché non riesco a trovare libri stampati con lettere abbastanza grandi per me.” Melanie gli fece ancora qualche domanda e scoprì che amava i libri di avventura, le storie misteriose e libri di sport.

Melanie ci pensò un po’ e andò dalla sua insegnante preposta per l’arricchimento del curricolo (in America esistono figure preposte per l’estensione del programma dei bambini/ragazzi AP) con l’idea di fare in modo che Tony diventasse il ‘suo progetto.’ L’insegnante l’aiutò a delineare un piano per il progetto. Dapprima Melanie fece in modo che Tony fosse sempre scortato da due ragazzi un po’ più grandi che si facevano rispettare a scuola, soprattutto all’entrata, sull’autobus e durante la mensa. E così la ‘presa in giro e gli assalti’ si spensero e Tony venne considerato come un ragazzo ‘figo’ perché aveva le sue rispettabili guardie del corpo. Poi coinvolse i ragazzi degli ultimi anni della scuola Primaria e del primo anno della scuola Media noti a scuola perché sapevano scrivere bene, e creare così libri stampati con lettere grandi e che trattassero argomenti relativi agli interessi di Tony: sport e storie avventurose. Melanie diventò l’editrice e la produttrice della serie ‘Tony’. Nell’arco di molti mesi questo progetto produsse un notevole cambiamento in Tony che non odiava più la scuola. Era molto orgoglioso dei ‘suoi’ libri soprattutto perché altri ragazzi li consultavano anche perché ormai facevano parte di una sezione speciale della biblioteca della scuola dedicata alla sua serie. Tony divenne dunque una specie di celebrità a scuola.

Quando a Melanie furono chieste spiegazioni riguardo al suo lavoro rispondeva: “Bè, non ha cambiato il mondo ma almeno ha cambiato la vita di un piccolo bambino”.
Melanie amava il “suo progetto” e quando crebbe diventò un’assistente sociale.

’Nessuna società può sostenere sé stessa a meno che i suoi membri non abbiano imparato la sensibilità, le motivazioni e le capacità coinvolte per assistere e prendersi cura di altri essere umani. Eppure la scuola, che porta in sé la responsabilità primaria di formare i giovani ad una effettiva partecipazione alla vita adulta, non offre ampie opportunità dove questa tipologia di apprendimenti possano aver luogo.’
(Psicologo sociale Urie Brofenbrenner)

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