Bambini ad Alto Potenziale Cognitivo: dove sono i limiti?

Ognuno nasce e cresce in un contesto sociale che stabilisce dei confini e all’interno degli stessi propone delle possibilità. Per il loro modo di essere le persone APC non attribuiscono a quei confini lo stesso significato di altri.
Al parco la mamma dice al figlio di non  arrampicarsi sull’albero perché è pericoloso. Il bambino accoglie il limite proposto dalla mamma. Lo aspetta, ne ha bisogno e lo fa suo.
Al parco la mamma del bambino APC dice al figlio di non arrampicarsi sull’albero perché è pericoloso. Il bambino la ignora e prosegue verso il suo obiettivo o la guarda e le comunica che non è affatto pericoloso e lui sa come fare.


Il limite proposto dalla mamma non viene fatto proprio e il bambino esprime con assoluta certezza la propria idea, risultando agli occhi dell’adulto non rispettoso e sfidante. È così? La finalità è sfidare l’adulto? Non proprio.
Ciò che il bambino sta comunicando è che non accetta il limite proposto, perché ne ha già tracciato uno proprio. Se gli si chiedessero spiegazioni probabilmente direbbe qualcosa simile a “so di potercela fare” o “è quello che voglio fare”, ma la parte che non emergerà è il processo valutativo che ha fatto istintivamente stabilendo obiettivo, possibilità e incrociandoli con le capacità che si riconosce.
Questa modalità di funzionamento suggerisce che il bambino APC sia presente a se stesso, consapevole di ciò che è in grado di fare, auto motivato, disposto ad assumersi il rischio delle proprie scelte, autonomo e indipendente.
Se per il bambino di solito la base d’appoggio è il genitore, per il bambino APC la base d’appoggio pare essere il proprio potenziale e il genitore “solo” un mezzo per poterlo agire. Senza genitore il bambino non avrebbe quella stessa sicurezza e forse da qualche parte dentro di sé lo sente. Nello stesso tempo ha la lucidità per sfruttare la presenza del genitore, che lo fa sentire sicuro nello spingersi fin dove desidera.
La presenza del genitore dovrebbe rappresentare un limite, ma viene percepita come una possibilità, quasi un trampolino di lancio.
Questa modalità di comportamento potrà portare il genitore a sentirsi usato, non riconosciuto nel proprio ruolo e impotente. Un domani il genitore sarà sostituito da altre figure, ma la dinamica potrà ripetersi.
Il limite può essere relativo a possibili pericoli, doveri, convenzioni e aspettative sociali.  Viene visto, è conosciuto. Ciò che accade è che non rispondendo al proprio modo di essere viene oltrepassato, quasi fosse una barriera invisibile, un impiccio lungo il proprio cammino.
Il potenziale trascina la persona, non è la persona che utilizza il proprio potenziale, come una barca senza timoniere portata dal vento.
Come fare? Per modificare questa modalità bisogna entrarci, giocare il gioco proposto dal bambino APC, portandolo a percepire la presenza del genitore come possibilità e come limite.

Fermarsi ed Ascoltare

Qual è l’obiettivo? Far emergere le criticità che il bambino ha evitato di prendere in considerazione,  o ha sottovalutato, e raccogliere e offrire risposte che portano il genitore ad offrire supporto invece di lasciare il figlio solo.
Ascoltare le sue ragioni senza passare subito alle richieste, cercando di comprendere cosa gli passa per la testa.
Ascoltare dimostrando che c’è qualcuno con cui poter condividere gli obiettivi.
Ascoltare per insegnare ad ascoltare gli altri.
Ascoltarlo per insegnargli ad ascoltarSi.
La finalità è sempre costruire una relazione. Stando nella relazione in maniera costruttiva si aiuta il bambino a padroneggiare il proprio potenziale invece di subirlo.
Tornando all’esempio della mamma al parco questo è quello che avrebbe potuto fare:  avvicinarsi al figlio e chiedergli come pensa di fare, se ha valutato la posizione dei rami, quanto in alto riuscirà ad arrivare, come pensa di riuscire a scendere….
Il limite è stato proposto dal bambino, ma viene gestito dal genitore che passa dal sentirsi impotente all’essere parte attiva del processo. In pratica si apre una negoziazione nella quale ogni parte esprime le proprie idee e propone i propri limiti. Se la situazione iniziale era “non lo fare” vs “lo faccio” alla fine della negoziazione si potrà trovare una soluzione che accontenta tutti, ad esempio “salgo solo fino al secondo ramo”.
Il bambino APC ha bisogno di limiti come tutti. Raggiungerli, toccarli con mano è fonte di rassicurazione, ma anche fonte di frustrazione, perché ogni volta che si scontra con un limite imposto dall’esterno deve rinunciare a un pezzo di strada che pensava di poter percorrere. Un po’ come dover fare una frenata brusca o sbattere contro un vetro che non era stato visto. E’ doloroso, quindi cercherà di evitarlo.
Ricordate l’inerzia di cui ho parlato nell’articolo “Vivere ad  Alto Potenziale Cognitivo“?  Il limite posto dall’esterno, che sia la famiglia o la società, è una forza che può interrompere un moto che altrimenti proseguirebbe per inerzia, anche quando fa più male che bene, cioè quando è il potenziale a trascinare la persona e non la persona ad utilizzare il proprio potenziale.
Aiutiamoli a diventare timonieri della propria barca.

 Dott.ssa Chiara Dainese psicologa 
www.chiaradainese.it 

 

 

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